Olio di fegato di merluzzo: dalla tradizione alle nuove frontiere della ricerca

Pubblicato il 12 Ottobre 2026

Per molte generazioni di bambini, l’olio di fegato di merluzzo è stato un appuntamento quasi quotidiano. Un cucchiaio dal gusto non proprio indimenticabile, ma che genitori e pediatri consideravano un importante alleato durante la crescita.

Oggi quel rituale appartiene soprattutto ai ricordi. Nel frattempo, però, la ricerca scientifica ci ha permesso di conoscere molto meglio questo alimento e i nutrienti che contiene.

Oltre alle vitamine A e D, l’olio di fegato di merluzzo è infatti una fonte di Omega-3, in particolare EPA e DHA, acidi grassi coinvolti in numerose funzioni dell’organismo e ancora oggi al centro dell’interesse scientifico.

Una storia che viene dal Nord Europa

L’utilizzo dell’olio ricavato dal fegato del merluzzo ha origini antiche. Nelle popolazioni costiere della Scandinavia e dell’Atlantico settentrionale il suo consumo era tradizionalmente associato alla crescita dei bambini e ai periodi di recupero dopo una malattia.

La sua diffusione aumentò soprattutto nell’Ottocento, quando il rachitismo rappresentava un problema sanitario importante. La rapida urbanizzazione e la minore esposizione alla luce solare contribuirono alla diffusione di questa condizione e, tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, l’olio di fegato di merluzzo entrò nelle abitudini quotidiane di moltissime famiglie europee.

La successiva scoperta della vitamina D aiutò a comprendere meglio perché questa pratica tradizionale fosse così diffusa. In seguito, la ricerca iniziò a concentrarsi anche sugli acidi grassi essenziali e, in particolare, sugli Omega-3 EPA e DHA.

Cosa contiene l’olio di fegato di merluzzo?

Una delle caratteristiche dell’olio di fegato di merluzzo è la presenza di diversi nutrienti.

Tra questi troviamo la vitamina D, importante per la salute delle ossa e per la normale funzione del sistema immunitario, e la vitamina A, che svolge a sua volta diverse funzioni nell’organismo.

A questi si aggiungono gli Omega-3, tra cui EPA e DHA. In particolare il DHA è un componente importante delle membrane cellulari ed è presente in tessuti come il cervello e la retina.

Proprio per le numerose funzioni biologiche di questi nutrienti, gli Omega-3 continuano a essere studiati in diversi ambiti della salute e dello sviluppo.

Omega-3 e bambini: cosa sta studiando la ricerca?

Negli ultimi anni l’interesse scientifico nei confronti degli Omega-3 si è ampliato.

Un piccolo studio osservazionale citato nell’articolo originale ha coinvolto 30 bambini tra i 3 e i 15 anni con infezioni respiratorie ricorrenti. Per due mesi i bambini hanno assunto quotidianamente una preparazione contenente olio di fegato di merluzzo, vitamina D3 e vitamina A.

Durante il periodo di osservazione è stata registrata una riduzione degli episodi respiratori e del ricorso agli antibiotici, insieme a miglioramenti in alcuni aspetti della vita quotidiana dei bambini e delle loro famiglie.

Si tratta comunque di uno studio condotto su un numero limitato di bambini: risultati di questo tipo rappresentano quindi uno spunto interessante per la ricerca, ma richiedono ulteriori approfondimenti prima di poter arrivare a conclusioni definitive.

Vista, cervello e sistema immunitario: le nuove frontiere

Una delle parti più interessanti della ricerca riguarda proprio le domande ancora aperte.

Gli Omega-3 vengono oggi studiati in relazione a diversi aspetti dello sviluppo e della salute dei bambini. Tra i diversi ambiti di ricerca ci sono, per esempio, la salute dell’occhio e della retina, alcuni meccanismi legati allo stress ossidativo, il sistema nervoso, le funzioni cognitive e il sistema immunitario.

L’articolo scientifico prende in considerazione anche temi molto attuali come la miopia, l’esposizione precoce agli schermi e alcuni aspetti del neurosviluppo. Si tratta però, in questi casi, di possibili linee di ricerca: saranno necessari ulteriori studi per comprendere meglio l’eventuale ruolo degli Omega-3 in questi ambiti.

Dallo storico “cucchiaio” alle formulazioni moderne

Anche il modo in cui viene prodotto e consumato l’olio di pesce è cambiato molto.

Il tradizionale olio di fegato di merluzzo poteva avere una composizione piuttosto variabile e un gusto non sempre facile da apprezzare. Oggi i processi produttivi permettono invece di ottenere preparazioni più purificate, standardizzate e gradevoli da assumere.

La qualità resta un elemento fondamentale. Tra gli aspetti da considerare ci sono la provenienza e la tracciabilità della materia prima, la sostenibilità della pesca, i processi di purificazione, la stabilità del prodotto e la quantità dichiarata di EPA e DHA.

Quando si parla di bambini, anche il gusto e la facilità di assunzione hanno naturalmente la loro importanza: una formulazione più gradevole può rendere più semplice inserirla nella quotidianità.

Una tradizione riletta alla luce della scienza

La storia dell’olio di fegato di merluzzo mostra come alcune abitudini nate dall’esperienza possano, con il tempo, essere studiate e comprese attraverso la ricerca scientifica.

Il famoso “cucchiaio” di una volta ha lasciato spazio a formulazioni più moderne e a una conoscenza molto più approfondita dei nutrienti presenti nell’olio di pesce.

E la ricerca continua: dagli Omega-3 alle vitamine, sono ancora molti gli aspetti che gli studiosi stanno approfondendo per comprendere sempre meglio il loro ruolo nell’organismo e nelle diverse fasi della crescita.

Articolo originale pubblicato in Edit-Symposia Pediatria & Neonatologia nr. 2026/2